ALPA

Associazione Liberi dal Panico e dall'Ansia

Testimonianze



TESTIMONIANZA DI CRISTINA

 

TESTIMONIANZA DI ELISA

 

Vuoi raccontarci anche tu la tua esperienza e farla pubblicare?
Vuoi far conoscere la tua storia?
Scrivici!

esprimendo per iscritto il consenso al trattamento dei dati personali secondo quanto stabilito dall’art. 10 del D.lgs. 196 del 2003, e di prestare liberamente il proprio consenso al trattamento dei dati personali per tutte le operazioni previste dall’A.L.P.A. in seno ai disposti legislativi e statutari.
Ti informiamo che per l’adempimento delle finalità di tutela dei Tuoi diritti quale artista, interprete, esecutore, la nostra Associazione è in possesso di dati a Te riferibili acquisiti anche verbalmente, direttamente o tramite terzi, qualificati come personali dal decreto legislativo del 30 giugno 2003 n. 196.

Alla fine della tua e-mail, pertanto, dovrai riportare quanto segue:
"Il/La sottoscritto/a………………… con la presente dichiarazione autorizza il trattamento dei dati ai sensi e per gli effetti del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196."
In assenza di tale dichiarazione i tuoi scritti non verranno resi pubblici.

alpa@infoalpa.it

Testimonianza di Cristina
"NON SONO PIU’ SOLA…"


Convivo con il mostro ormai da diversi lunghi anni… non voglio parlarvi della mia guarigione ma della mia rinascita. Due anni fa stavo per l’ennesima volta scivolando nel burrone. Pensavo di aver fissato bene i chiodi alla parete della mia vita ma ecco che sul più bello, nonostante fosse per me una giornata di sole, il vuoto… quel maledettissimo senso di vuoto che ormai conoscevo bene… lo smarrimento assoluto e il gelo, di nuovo il gelo mi congelava l’anima e il mio corpo si paralizzava.
La mia esperienza per fortuna è tanta, tanti interminabili anni per rendermi consapevole della mia malattia perché è di questo che si tratta. Questa volta voglio reagire,posso farlo, ma devo farlo subito altrimenti il mostro si impossessa di nuovo di me e mi mette con le spalle al muro e io non posso ora, ho tre figli, tre meravigliosi cuccioli da amare, da crescere e ai quali tramandare sicurezza non paura.
Il ricordo di quei mesi passati dal letto al bagno, in preda a innumerevoli attacchi di morte, perché è così che ci sentiamo ogni volta e credetemi sulla parola, è devastante. Desiderare di dormire per non morire un'altra volta e un'altra e un'altra ancora… Per fortuna ci sono i farmaci che mi aiutano a mantenere quel minimo di lucidità necessaria per mettermi al computer e cercare disperatamente una via d’uscita. “C’è” - mi dicevo - “ci deve essere pur qualcuno che si sia preso a cuore il nostro disturbo, che capirà cosa provo quando parlo del mio terrore che arriva senza un reale motivo, se non quello di ricordarmi che la mia anima ha bisogno di uscire allo scoperto, che le mie emozioni vogliono essere colte da qualcuno che le possa realmente comprendere e condividere.
Prendo le mie 20 gtt. di ansiolitico, la tachicardia e la sudorazione mi stanno finalmente lasciando, ma ho paura che possano tornare. La paura della paura sapete cos’è? E’ un ansia terribile che non ci abbandona mai,che ci fa sempre vivere in agguato come se qualcuno ci stesse inseguendo in una notte buia, dentro ad un vicolo cieco, in una strada senza uscita …. e prima o poi ci raggiungerà. Però vi guardate indietro e non c’è nessuno. Fuori c’è il sole e voi avete freddo, un gran freddo dentro… Finalmente riesco a controllare il tremore delle mie mani e clicco:’PANICO,ATTACCHI’ - Gruppi di auto mutuo aiuto - Siamo qui per aiutarti, contattaci.
Mando una mail e mi rispondo quasi in tempo reale. Mi passano il numero del referente locale più vicino alla mia città: PN
Chiamo e mi risponde una voce che sento già amica, posso dire subito ciò che provo e mi rassicura:”Anch’io sai ho provato queste sensazioni, le conosco bene. Vuoi venire a parlarne tra persone che condividono lo stesso problema?Non preoccuparti,da oggi non sarai più sola!!!”.
Era ciò che volevo….. condividere …..con qualcuno …….per non impazzire. Quell’isola di pace, dove approdare era tutto ciò che in quel momento mancava. Psicoterapia,farmaci,accettazione, le avevo già messe in atto, ma sentivo ancora un vuoto da colmare e l’avrei fatto il sabato successivo.
Quei sette giorni di attesa mi parvero interminabili, un lungo travaglio che riuscii a gestire con i farmaci. Arrivò la data ed ecco un gruppo di persone erano lì e aspettavano solo me. Mi sento un po’ ansiosa ma riconosco quel la luce negli occhi e provo pace. Condividere è una cosa meravigliosa, anche nella nostra tragedia, che a volte ringrazio perché mi ha portato a conoscere tante persone speciali, perché è così che siamo , persone talmente profonde che hanno per diversi motivi represso le proprie emozioni.
Gli incontri avverranno per diversi mesi, con scadenze settimanali. Ogni volta mi sento più forte, più felice che arrivi il giorno del gruppo perché lì, potrò finalmente sfogarmi e parlare liberamente, senza giudizi, di tutto e in una lingua per noi universale.
Tutti ci siamo affezionati alla nostra referente, pensando che fosse l’unico riferimento, intoccabile, irraggiungibile, immortale e con la convinzione che il gruppo funzionasse solo grazie a lei… Non ci rendevamo conto che in fondo attraverso i nostri racconti e i nostri vissuti, eravamo noi stessi ad aiutarci e ad auto gestirci…. Era uno scambio reciproco di emozioni raccontate ed ascoltate che ci avrebbe portati ad essere sempre di più una cosa sola.
Così nel giorno che avrebbe potuto diventare uno dei peggiori della mia vita, ho capito realmente qual era la mia strada. Mi sentivo forte e decisa, nonostante la disperazione che ha colto il gruppo di sorpresa: La nostra referente stava per abbandonarci, senza troppe spiegazioni e senza alcun preavviso. Erano subentrati dei problemi personali che non potevamo prevedere, ma siamo umani, nessuno escluso.
Il panico che ho visto in quel momento negli occhi di due nuove persone arrivate nel posto giusto al momento sbagliato,mi ha dato la forza di accettare subito di prendere il suo posto .
La paura si stava trasformando, aveva un senso: aiutare quegli occhi a non fissare più il vuoto, come i miei quando quel giorno cercavo aiuto… Ero lì per essere aiutata e già riuscivo a trasmettere tranquillità e fiducia ai miei compagni, tanto da essere accolta subito come il nuovo punto di riferimento. Sarò all’altezza di questo incarico? Ce la farò ? Ma io nel mio piccolo ce l’avevo già fatta. I miei compagni avevano colto quella luce di pace nei miei occhi che veniva dalle emozioni dell’anima, quella stessa anima che per troppi anni era stata usata solo per sfruttarmi o per approfittare di me, in tutti i sensi, anche quelli più terribili ….
Bene, ora però mi serve il ruolo. Ho bisogno di quel ruolo per essere più credibile,maggiormente informata e quindi più utile. Mi informo e prendo parte a diversi corsi per diventare referente di gruppo , affrontando viaggi e pernotti fuori casa,cose per me impensabili, visto il nostro disturbo ….
L’anima ce l’avevo già e finalmente avrei potuto usarla per qualcosa di davvero importante. La paura di subire l’ennesimo abbandono, non mi aveva subito fatto realizzare che comunque non sarei mai più stata sola , perché avevo me stessa e avrei potuto continuare ad aiutarmi aiutando gli altri …
Credete nei gruppi di auto mutuo aiuto, non sono la bacchetta magica, ma servono, insieme all’accettazione della nostra malattia, delle terapie farmacologiche, delle terapie psicologiche, ad essere un tassello importante del nostro puzzle.
La rinascita la dobbiamo trovare ognuno dentro di sé in quella meravigliosa parte di noi stessi che troppe volte trascuriamo e che troppo spesso ci dimentichiamo di nutrire e coccolare. Credete in voi stessi, mettetevi in gioco e cogliete dal nostro male tutto il beneficio che ci dà la profondità della conoscenza della nostra anima. Dentro ognuno di noi si cela un mondo meraviglioso che aspetta solo di uscire allo scoperto. Con il cuore.

Cristina

 


Testimonianza di Elisa - (torna su)

Lei è stata sempre un’ombra nera nel cuore; mi voltavo di scatto e per un secondo riuscivo a vederla,sfuggente e impalpabile ma la sua presenza aleggiava continuamente................... Non si era mai palesata del tutto, la mia belva; dietro ad una tenda sbuffava animalesca, possente, ne intravedevo solo la forma.
Il mio equilibrio, già flebile, si spezzò del tutto dopo la scomparsa di mio padre: io e lui eravamo due facce della stessa medaglia e la nostra somiglianza sia fisica che caratteriale è tale che dopo l’accaduto io ho passato settimane, mesi senza riuscire a guardarmi allo specchio....vedere lui in me mi faceva così male da morirne. La buca profonda in cui ero caduta divenne una trincea:appena tentai di uscirne, lottando con le unghie spezzate, l’anima a brandelli che sentivo per la prima volta stranamente ripulita dal cumulo di inutilità che la ricopriva, spezzò le catene della mia belva, liberandola.
La sentivo corrermi accanto, ruggire,scalpitare,mi strofinava addosso il suo manto elettrico ed era una sensazione fortissima. Per un lungo periodo è stato come tenerla continuamente a bada in una lotta snervante di sguardi e tensione:di colpo mi sentivo il più forte dei guerrieri che non teme neanche la morte;era come avere addosso una corazza,una protezione tutt’attorno,un filtro invisibile ed indistruttibile tra me e tutto il resto. Durò anni affievolendosi lentissimamente fino a QUELLA NOTTE!!!
Come il peggiore dei nemici, il suo primo agguato,la mia belva,me lo ha teso di notte:proprio in quell’attimo di “oblio” in cui ero crollata lei mi ha colpito,come svegliata da qualcuno che mi scuoteva di colpo nel pieno sonno. All’inizio era solo come se avessi corso,se mi fossi svegliata agitata da un incubo,poi piano piano il battito cominciò ad aumentare,ad aumentare sempre più e io per la prima volta dopo tantissimo tempo cominciai ad avere paura. La mia belva aveva smesso di girarmi attorno e stava tentando di rivoltarsi contro di me!Sentivo il suo alito farmi bollire il viso, far correre all’impazzata il cuore; le mani e le gambe freddissime, il sudore gelato,il panico che cresceva sempre di più, sempre di più..........
Stavo combattendo la mia battaglia a viso aperto e con tutto il mio corpo.
Il fiato continuava ad accorciarsi ad ogni respiro e il mio petto faceva sempre più fatica a muoversi. Il terrore saliva esponenzialmente fino a che completamente arresa alla convinzione di stare per morire da un momento all’altro, mia mamma, terrorizzata anche lei, ha telefonato al nostro medico. Solo lui riuscì a tranquillizzarmi almeno un pò, mi spiegò cosa mi stava accadendo e con le sue parole e un calmante riuscii a mettere di nuovo distanza tra me e la mia belva. L’indomani il mio corpo risentì di tutte le conseguenze della battaglia:ero disfatta,stremata ,febbricitante. La tensione mi aveva mollato di colpo e tutti i muscoli ,caldissimi,erano molli e dolenti;un fruscio continuo alle orecchie e un disturbo nervoso alla vista mi accompagnarono per un paio di giorni. Da allora molte volte sono stata assalita in posti e ore diverse,come se LEI tentasse di intrappolarmi, di negarmi sempre più luoghi e cose per la paura di rincontrarla,ma sempre più mi accorgo che la mia belva è solo l’ombra della mia anima e che sono solo io a darle corpo,carne e forza per colpirmi.
La vera battaglia è dentro di me con la mia parte oscura e l’unica forza che ho è convincermi che le ombre non possono uccidermi, ma la mia paura, lentamente si!!
Bisogna far capire, a chi non ha mai provato tutto questo, che il panico colpisce e non è solo un incubo dal quale ci si sveglia al mattino,un momento di sconforto, ma è una condizione di sofferenza e dolore fisico e psicologico reale e pesante che se non capito e supportato rischia di far crollare completamente chi ne è colpito. Invalidante e terribile lascia spazio ad incomprensioni e sottovalutazioni che ne peggiorano i sintomi.

Bisogna far sapere, parlare, sentire che non si è i soli a provarlo,far VEDERE a tutti che la Belva é viva e pericolosa ma che la si può combattere e sconfiggere solo con AIUTO e COMPRENSIONE!!!!

Elisa